C’era una volta un governatore. Se ne stava nella sua contea, sorridente esemplare del buon patriota.
Però aveva un difetto. Si sa, alla fine sono i difetti a rendere affascinanti le persone. Anche se, in questo caso, si trattava di un difetto molto particolare: fagocitava poltrone. Ebbene sì, avete capito bene: poltrone. Mica solo quelle grandi, anche le sedie, i seggiolini e gli sgabelli. Non era colpa sua, era un vizio. E la gente provava compassione per lui e gli portava cibo in legno e tessuto, di ogni grandezza e materiale. Fu così che un giorno, su sua precisa richiesta, gli fu offerta una poltrona enorme, blu e stellata. Per l’ennesima volta. Ogni cinque anni sempre la stessa storia: voleva divorare quella poltrona a tutti i costi. Glielo ripeté il fidato consigliere: “hai appena fagocitato la poltrona da governatore, non puoi divorarti anche questa: non ce la farai e dovrai passare la mano!”. Ma il governatore, forse perché avanti con gli anni, era sordo, o forse fingeva di esserlo. Così si apprestò lo stesso a divorare la poltrona blu a stelle gialle. Fu a quel punto che gli spigoli della poltrona da governatore cominciarono a pressargli sui fianchi e dovette rinunciare nell’impresa. La gente da sotto lo guardava arrancare, eppure egli, il governatore, continuava a sorridere. Gli si avvicinò un uomo, uno sconosciuto. Il governatore gli passò la poltrona. No, di più: gliela regalò. La gente non capiva: quella poltrona era stata costruita per lui, per il governatore in persona, e lui che faceva? Lui la regalava a uno sconosciuto, come se senza importanza. All’improvviso la gente smise di provare compassione. Forse, prima o poi, avrebbe smesso anche di regalargli poltrone.
Dedicato a tutti gli onorevoli che si candidano alle Europee sapendo già in partenza di dover / voler rinunciare, in caso di elezione, al generoso incarico.