martedì 15 settembre 2009

Alberoretto-Senzaneve, quattro anni dopo

Alberoretto-Senzaneve, un giorno qualunque

Caro diario,
Sono tornato! Quattro anni, e qualche spicciolo in meno, dopo. Ti ho trovato impolverato nella sagrestia della chiesa, che poi mi devi spiegare come ci sei finito lì. Ora sei di nuovo lucido: ti ho portato a casa mia e ti ho spolverato.
Voglio raccontarti una storia.

Nella terra in cui sono stato c'è un governatore. Ha il miglior sorriso da pubblicità di dentifrici che abbia mai visto, ed è un ottimo venditore. Di più, è l'eccellenza del markenting.
E' seduto a un tavolo. Se fumasse si accenderebbe una sigaretta. Ma non fuma. Si limita ad aspettare. Deve incontrare il direttore del suo quotidiano. Suo perché è lui, il governatore, a metterci i soldi. Il direttore arriva trafelato. Neanche lui fuma e forse non ne avrebbe il tempo. Il governatore è una persona schietta: gli chiede di fare il gioco sporco. Di attaccare i suoi nemici. Di screditare con qualsiasi mezzo chi lo attacca. Il direttore sa che è il governatore a pagargli lo stipendio e in fondo lo stima, ma è un uomo onesto e si rifiuta. E perde il posto.

Sui suoi nemici il governatore ha informazioni di ogni genere. Non si capisce come se le sia procurate. Si sente braccato, circondato. La sua vita privata non è un modello di virtuosismo, e lo sanno ormai tutti. Gli altri giornali lo attaccano, compreso quello vicino alla Confraternita religiosa. Diciamo che la Confraternita si è un po' rotta dei suoi vizietti privati ed è pronta, almeno in parte, a togliergli il supporto. Anche perché la Confraternita sta per mettersi in proprio con un bel partitino a sua immagine e somiglianza.
E il partito del governatore vacilla. Il suo sorriso è allergico al dissenso, e tra i suoi collaboratori c'è chi inizia a guardare agli astri nascenti e chi scalpita al solo pensiero di potersi liberare di un autorevole autoritario. Sembra che nel Partito della confraternita siano pronti a confluire in molti, anche un uomo di spicco del suo partito.

Il nuovo direttore del quotidiano ha meno scrupoli del precedente. Con mezzi infimi attacca il direttore del quotidiano della Confraternita, ne viola la vita privata e lo costringe alle dimissioni. Poi minaccia il dissidente uomo di spicco: o la smetti di scalpitare o ti faccio scoppiare un bello scandalo.

Ora devo tornare alla vita vera, che è molto meglio. Lasciamo che la storia resti tale. Il mondo è ancora a colori, la storiella che ti ho raccontato lo è un po' meno. Obiettivamente è anche un po' assurda.

mercoledì 12 agosto 2009

Uno strano meccanismo


Ad un certo punto scatta uno strano meccanismo. Un meccanismo che è fatto di paura, di notti insonni,di avarizia di potere, di degenerazione. Non so dire da cosa nasca, né come si sviluppi. Né che aspetto abbia all'inizio: forse quello dell'insofferenza per il dissenso, forse semplicemente la voglia di cambiare le cose. Di avere veramente l'opportunità di farlo.
Forse tutto inizia da quattro piccole monete: vengono riposte nella terra, con la folle speranza che da queste nasca una pianta. E in genere la pianta non cresce, tranne che qualche volta. Ecco, quel meccanismo è la nostra pianta, si fa folta e irta e oscura vista e ragione.

Nel 1979 lo shah aveva perso il potere prima ancora che la Rivoluzione scoppiasse per davvero. E nel momento in cui la sua polizia segreta,la Savak, arrestava e torturava gli ultimi dissidenti, egli non poteva non sapere quanto tutto quel prodigarsi fosse inutile. E lo stesso non poteva non succedere quando inviava sui tetti i cecchini, perché sparassero sulla folla. Trent'anni dopo non è cambiato nulla. Anzi, una cosa sì: le persone al potere. Ma tutto il resto è come allora: la stessa pianta irta, cecchini, turture, processi farsa e la folle speranza di restare in sella, nonostante tutto.

Vedere ciò che accade in Iran mi mette addosso una enorme tristezza, un gradissimo sdegno, ma anche una convinzione: che il dissenso sia un valore da tutelare.
Così non trovo scandaloso che i soldi dello stato italiano vengano impiegati da Rai 3 per contestare le azioni del governo, ma che la Rai dipenda dal potere politico. Poi, però, abbozzo un sorriso. Perché nessuno, in Italia, ha ancora seminato la pianta dai rami irti e folti. O forse semplicementi folli.